ADOLF VALLAZZA-L’ANIMA DEL LEGNO

di Gabriella Belli

I legni di Adolf Vallazza muovono profondamente lo spazio trascinando le potenti espressioni della creatività con l’essenza e la vita del legno. L’artista altoatesino è infatti uno dei maggiori interpreti della scultura lignea della nostra regione. Egli utilizza legni di diversa natura per le sue composizioni, Sono, in particolare, materie vecchie, elaborate, che trattengono in sé le tracce dello spessore della storia, dell’attività umana e della sua capacità di adattare e di creare elementi che possano essere utilizzati nel quotidiano. Sono segni appartenuti a una moltitudine differente di generazioni e che sono stati attraversati dagli avvenimenti dell’avventura quotidiana. La materia, quasi astratta, si fa presenza metafisica, intrisa della tradizione e della vita dei luoghi montani. È segno quasi sacro, simbolo negli incastri di una saggezza e di una essenzialità che tendono a mettere in luce l’anima vera delle cose. È espressione del mondo dell’artista, quello ladino, quello della Val Gardena, quello dei miti e delle leggende, quello dove i racconti nascondono una morale universale, abilmente sottesa. Gli intrecci del legno di Adolf Vallazza disegnano trame solide che consentono di tracciare un dentro e un fuori, una realtà fisica e una realtà apparente, suscettibile di precari equilibri eppure forte a segnare le tramature lignee, i segni del tempo che assomigliano a incisioni secolari, contaminazioni che attingono all’arte tribale africana, alle ricostruzioni futuriste come alle radici che affondano nella natura delle Dolomiti. I particolari decorano la superficie come ad entrare nel cuore dell’oggetto, a ricamare un ruolo di appartenenza alla natura se pure perfettamente levigati e docili nel loro piegarsi alla volontà dell’autore. Adolf Vallazza regala piccoli sogni curiosi e inafferrabili, sottili vibrazioni di attimi che segnano il suo libro sulla Natuta. E questo un libro aperto fortemente narrativo e carico di sensibili suggestioni che costruiscono per sottili frammenti il paesaggio umano.

(2003)